Le « cadoles » o « loges »  sono piccole capanne in pietra a secco utilizzate un tempo dai viticoltori per proteggersi dai rigori climatici. Si trovano nella regione di Courteron, Gyé sur Seine e Les Riceys.

Sembrano edifici millenari, e hanno al massimo duecento anni. Erano state praticamente dimenticate, invase dagli arbusti da oltre un secolo. Poi, si ebbe l’idea di rimetterle in valore e di costruire degli itinerari di scoperta. Avendo resistito alle ingiurie del tempo sono diventate degli oggetti di curiosità.

 

La tecnica di costruzione è semplice: pietre relativamente piatte vengono impilate le une sulle altre, a corona, fino a chiudere la parte più alta del tetto, avendo cura di lasciare un buco per l’uscita del fumo. Venivano costruite con il materiale trovato sul posto: le pietre tolte dalle vigne. Si è stimato che le pietre neccessarie alla costruzione di una cadole di medie dimensioni pesino 2 tonnellate.

 

Le cadoles erano utilizzate come riparo dai vignaioli: erano calde in inverno, fresche in estate, ed inoltre offrivano rifugio dalle intemperie. Quando, a partire dalla fine del XIX secolo, la fillossera devastò i vigneti, queste costruzioni, esempio di architettura rurale e popolare, furono abbandonate. Si salvarono quelle situate in parti di terreno non reimpiantato a vigna. Per questo, oggi le si ritrova soprattutto nei boschi, invase dalla vegetazione e coperte di muschio.

Guy Lazarotti, un italiano difensore delle cadoles.
La famiglia, originaria del Piemonte, arrivò nel Barséquanais alla fine degli anni ’30. L’amore per il lavoro manuale, Guy Lazarotti lo deve a suo padre, prima forestale, poi muratore a Les Riceys.
Il lavoro lo porta a restaurare case antiche, ma la sua passione è un’altra. In effetti, da 30 anni egli restaura gratuitamente le cadoles. Costruite in pietra a secco, le cadoles , chiamate “loges” a Les Riceys, richiedono una precisa conoscenza delle tecniche di impilaggio. Da qualche anno, Guy Lazarotti mette le sue conoscenze al servizio di privati e di comuni che desiderano recuperare queste testimonianze del passato. Non deve dunque sorprendere che nel 1986 egli abbia creato il « Comité de sauvegarde du patrimoine culturel et naturel des Riceys », per « motivare e sensibilizzare il pubblico a ciò che lo circonda » e in particolare alle cadoles .